3 septembre 2015 (4)

Pour Odette
tant de messages, de poèmes, de musiques
ce jour de septembre, de toutes parts venus

ainsi tressons-nous à notre tour
comme une
bibliothèque dans les nuages

 (extraits des textes reçus)

Odette,
En face de moi, la mer
immense et paisible, qui se repose de l’été.
Le bleu est vert
l’eau est vert d’eau.
Je suis libre et sereine.
Tu le sais, tu fais partie des quelques personnes autour de moi ,qui m’ont amenée jusqu’ici.
Je suis libre et sereine.
Libre d’être là , maintenant, telle que je suis.
Là et maintenant.
La mer immense comme le monde.

Marianne

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« Cara Odette, grazie per essere passata nella mia vita! Il tuo ricordo è sempre presente nei miei pensieri e cercherò di portare avanti un pezzetto delle tue idee e delle tue convinzioni sulla grande rivoluzione che può portare la diffusione dei valori dell’ E.N. So che sei vicino a tutti noi e spero che tu possa aiutaci nel nostro cammino!  Questa favola filosofica « Quel che c’è da capire » è per te.
Con infinito affetto. Cristina »

Alice capisce tutto quel che c’è da capire. Quel che c’è da capire, dicevano i grandi, è in una grossa pentola, di quelle in cui si scalda l’acqua  per  la pasta; solo che questa pentola non si può più usarla per scaldare l’acqua perché qualcuno ha avuto la bella idea di metterci dentro quel che c’è da capire. Così i grandi l’hanno nascosta in cantina, in mezzo a tane cianfrusaglie, e perché quel che c’è da capire non esca fuori e si disperda ai quattro venti l’hanno sigillata ermeticamente con del nastro adesivo e sopra ci hanno messo un ferro da stiro, una chiave inglese e un’incudine – oggetti pesanti, insomma, per tenere il contenuto al sicuro.

Alice, perciò, non si è fatta scoraggiare dalle loro precauzioni ed è andata a cercare la pentola. La cosa più difficile per lei è stata scendere in cantina: la scala è stretta e buia, e in fondo bisogna girare un angolo, e mentre si scende si ha l’impressione che dietro quell’angolo ci sia qualcosa di orribile, uno di quei mostri di cui parlano le favole – le  favole finte, voglio dire, quelle scritte per imbrogliarci e spaventarci. Prima o poi, stringendo forte i denti e chiudendo gli occhi, Alice è arrivata in fondo alla scala; e quando ci è riuscita ha subito voluto riprovarci, e ha riprovato e ancora e ancora, finché poteva farlo canticchiando e saltando i gradini a due a due. Superato l’ostacolo della scala, il resto è venuto liscio come l’olio: la porta della cantina non è chiusa a chiave, la pentola è lì in bella vista  gli oggetti pesanti che ci sono sopra non occorre sollevarli. Basta inclinare la pentola e cadono di lato; allora si tratta solo di togliere il nastro adesivo e alzare il coperchio.

Alice ha compiuto questa operazione più volte. La prima volta è rimasta sorpresa, perché nella pentola non ha trovato nulla. Ha pensato che fosse l’ora sbagliata: che forse le cose si capiscono di sera, o di notte, o la mattina molto presto quando è già chiaro ma non è comparso il sole. Così è tornata, di sera, di notte, di mattina molto presto, muovendosi circospetta con i suoi piedini leggeri per non svegliare nessuno;  ma la pentola era sempre vuota. Per un po’ Alice  rimasta delusa, e si è anche preoccupata. “Sta a vedere” pensava “che aprendo la pentola ho lasciato ve ir fuori tutto quel che c’è da capire, e ora si è disperso ai quattro venti e nessuno lo troverà più”. “Ma no” si rispondeva poi  “ci sono stata bene attenta. Non ho visto niente che usciva. E, se non ho visto niente, che cosa c’era da capire?”

Alla fine, Alice ha capito. Ha capito che i grandi avevano torto: quel che c’è da capire non si mette in una pentola, non si nasconde in cantina, perché non può venirci da fuori, non può esserci dato da un altro. Ha capito che  si capisce solo quel che abbiamo dentro, e se lo capiamo bene possiamo farlo venire fuori, e costruirci case e ponti e automobili e trattori; ma, se non capiamo quel che abbiamo dentro, fuori non c’è niente da capire.

Quando ha capito, Alice ha chiuso la pentola con il nastro adesivo e faticosamente ci ha rimesso sopra l ferro d stirare, la chiave inglese e l’incudine. Da allora passa molto tempo nella sua camera, a capire quel che ha dentro; poi esce e con quel che ha capito cambia il mondo.

Ermanno Bencivenga, La filosofia in sessantadue favole

Cristina

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Je suis entré dans votre famille en juillet 1980 et j’ai ressenti ton énergie et ta force immédiatement. Toute entière au service de l’amour du français, langue et écriture, bonheur de partager cette langue avec tous, de l’offrir comme une flamme à ceux qui en manquent le plus.
Tu es de la même trempe que mes premiers instituteurs et professeurs qui m’ont greffé et insufflé cet amour. Viatique formidable, vivant et sacré pour entrer de plein pied dans la citoyenneté française et communier aux valeurs de la liberté, égalité et fraternité.
La fusion de votre amour a irradié comme un soleil votre travail de grands serviteurs de l’école française dans ce qu’elle a de plus beau et légitime. Merci à vous qui avaient distribué ensemble cette manne du coeur et de la langue si généreusement. Odette tu nous manques ! Nous essayons de nous montrer digne de toi, citoyens du monde !

Athanas
devenu pleinement français grâce à vous

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Sous l’histoire, la mémoire et l’oubli
Sous la mémoire et l’oubli, la vie.
Mais écrire sa vie est une autre histoire.
Inachèvement.

Paul Ricœur,  La mémoire, l’histoire, l’oubli

j'écris dans l'air pour Odette_NEWFiligranes N°90
une page augmentée (Jean-Jacques Dorio)
juillet 2015

Jean-Jacques

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La soirée de décembre

Amis pleins de rumeurs où êtes-vous ce soir
Dans quel coin de ma vie longtemps désaffecté ?
Oh ! je voudrais pouvoir sans bruit vous faire entendre
Ce minutieux mouvement d’herbe de mes mains
Cherchant vos mains parmi l’opaque sous l’eau plate
D’une journée, le long des rives du destin ! (…)

René-Guy Cadou, In Œuvres poétiques complètes, © éd. Seghers

 

Vous aviez tendu à notre solitude de vos mains bienveillantes
Quand nous marchions dans le brouillard des jours.
Nous cherchons vos visages dans la nasse des nuages,
Votre ferveur à être au monde dans les raies du soleil
Au-dessus des cimes. Vous vaquerez, souvenirs, dans la luminescence
Comme des voiliers sur la mer océane.
La main que vous avez tendue vers nous, ces jours passés,
Est l’aiguille de notre boussole.
Elle donne pour ici et ailleurs
le cap de la Bonne-Espérance…

Anne-Marie

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Merci à vous, parents, enfants et petits-enfants,
ami(e)s d’Odette

Hommage à toutes les langues du monde qui,
se souvenant de celles et ceux qui nous ont quittés
donnent forme à notre commune humanité

Merci, شكرا, Danke, Grazie, благодарю, Gracias, תודה

M.

Une réflexion au sujet de « 3 septembre 2015 (4) »

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